Caro diario, siamo a giugno, e ti scrivo per avvisarti che mi è successa la cosa più strana che avessi mai potuto immaginare. Molto più strana della prima volta. Sono uscita a farmi un bel giro, con l’intenzione di andare a prendere il sole in un campo appena poco dopo casa mia, tralaltro credo che sia un campo di proprietà privata ma sinceramente non mi è importato molto, non c’era nessuno nei paraggi e il posto era fantastico. Così una volta arrivata li, mi sono sdraiata a pancia in su col visto rivolto verso il cielo assorta nei miei pensieri. Il clima era perfetto e in questo periodo c’è pieno di bei fiori nel prato. All’ improvviso è apparso a una decina di metri sopra la mia testa di nuovo un disco, ma differente dal primo. Era molto luminoso, con la forma proprio a disco, a piatto rovesciato. Era quasi come se riflettesse la luce del sole di un colore azzurro chiaro, come il riflesso che fa la luce sull’alluminio. Non ho avuto assolutamente il tempo di reagire, si è aperto un fascio di luce che mi ha avvolta e mi sono sentita sollevare del terreno, il mio corpo si è disgregato per una frazione di secondo in cui ho provato delle sensazioni di paura mista a stupore. Senza sapere come mi sono trovata in una stanza, con una specie di tavolo nel mezzo. Questa stanza era tutta completamente bianca, sia le luci apparentemente senza una provenienza, sia le pareti. Davanti a me c’ erano cinque esseri, non sapevo come definirli, dalla bellezza disumana. Erano alti circa due metri, la loro luce mi accecava. Così ho strizzato e sbattuto più volte le palpebre per focalizzarli, e ho notato che avevano dei capelli lunghi fin sotto le spalle, finissimi e lisci di colore bianco con dei riflessi di un tenue biondo platino, i loro occhi erano talmente chiari di un azzurro ghiaccio, molto molto chiaro, con una pupilla più grande di un occhio umano, quasi come se fosse dilatata. Avevano un naso e dei lineamenti perfetti, troppo perfetti per degli esseri umani e la pelle era priva di peli, rughe o imperfezioni e pallidissima. Sembravano quasi i nostri albini, ma ancora più pallidi. Indossavano solamente delle tuniche di un candore e una semplicità insolita, niente cerniere, bottoni o cuciture visibili.

Erano disposti a V davanti a me e mi fissavano con un sorriso carico d’ armonia e dolcezza. Quello più avanti era a meno di un metro da me. La prima cosa che ho pensato è stata solamente di essere morta e di essere in paradiso, ma una voce nella mia testa, un pensiero proiettato mi ha risposto che non ero morta. A quel punto non sapevo che cosa dire o fare, ma erano talmente divini che non provavo né paura né terrore. Cosi pensai semplicemente a chi potessero essere quegli esseri e di nuovo la risposta arrivò immediata, la risposta fu che venivano da un altro pianeta vicino alla stella che noi esseri umani abbiamo chiamato con il nome di Sirio. Per qualche istante tutto è rimasto immobile ed in silenzio, non riuscivo a ragionare né a credere a tutto quello scenario eppure ero lì, e quello era ciò che vedevo. Chiesi loro col pensiero che cosa volessero, e quello più vicino a me rispondendomi che erano la mia ‘’vera famiglia’’ mi ha poggiato la sua mano sulla testa, e io sono caduta in ginocchio in lacrime, mentre nella mia mente scorrevano immagini a raffica, avvenimenti di altre vite prima di questa, ricordi di me con loro ma molto veloci e confusi. Le informazioni che mi stava trasmettendo erano troppe per il mio cervello. Quando le visioni sono finite sono caduta in preda a una sensazione mai provata prima, credo che il termine più appropriato sia beatitudine, completezza ed estasi.

Ero sfinita ma allo stesso tempo piena di energia, ero triste ma allo stesso tempo felice, ero, e provavo tutto l’amore che potevo provare. Tutte le emozioni che una persona potesse provare si erano riunite danzando dentro di me, per un attimo come un tornado, e l’attimo dopo come brezza leggera, ed io sentivo l’essenza della mia anima. Non so quanto tempo sono rimasta in quello stato con la sua mano poggiata sulla fronte, ma ad un certo punto l’ha tolta chiedendomi se volevo rimanere un po’ con loro. Gli ho detto felicissima che mi andava eccome, e così mi hanno mostrato una visione su uno schermo. Una visione che rappresentava loro che mi rilasciavano dal loro disco dopo un disastro, assieme ad altri che avevano avuto quella esperienza. Tutti noi ci trovavamo in un cerchio di fratellanza. Ma in quel momento non sapevo cosa pensare di questa visione. Forse non ho voluto sapere. Abbiamo poi parlato un po’ della mia vita e mi hanno detto che sarebbero tornati. E qua finiscono i miei ricordi. Quando sono rientrata ho provato tutta una felicità indescrivibile e la voglia di informare tutte le persone che conoscevo dell’ accaduto, ma non ricordavo nemmeno il mio stesso nome. Ci ho dovuto pensare circa una decina di minuti per capire chi ero e dove mi trovavo. Mi sentivo cosi colma di energie e cosi eccitata verso ciò che mi era successo, e cosi confusa. Quell’ eccitazione durò poco però, perché più ci pensavo più mi sono resa conto che non potevo dirlo alla mia famiglia, mi avrebbero preso per pazza, nessuno avrebbe capito o avrebbe saputo spiegare l’ accaduto. Insomma, se venisse qualcuno a dirmi una cosa del genere nemmeno io crederei a ciò che sta dicendo.