2016-2018

” Io non mi vergogno di come sono ora, non mi vergognavo nemmeno di come ero prima a dire il vero, era la gente che mi disagiava. Quello di cui mi vergogno é di non aver fatto prima tutto il necessario per guarire da ciò che mi stava portando alla lenta distruzione nei miei 33kg. Mi vergogno del fatto che in quella foto stavo con un ragazzo che mi ha distrutta con le sue stupide regole di gelosia e ipocrisia, la sua vergogna nel parlare di contattismo, e con cui dopo pochi mesi non avevo il sorriso e l’espressione sognante e innamorata che ho guadagnato nella seconda foto… Ci sono voluti anni. Anni interminabili di cure del corpo e dell’anima, c’è voluta la famiglia. C’è voluta un’ amica. E c’é voluto un ragazzo speciale. Ma soprattutto l’ ho voluto io. Io volevo diventare grassa. Chi mi conosce da tutta la vita sa quanto l’ho sognato, e non mi interessa se quando vesto attillato sbordano le ciccie io é così che voglio essere. Non voglio più tornare nella debolezza di quel fisico grigio e spento, ferma in un letto e schifata dalla vita. Voglio il mio mondo a colori e col sorriso di chi ha visto tutto ma non si è arreso alla propria ‘costituzione fisica’. Si, perché non sono mai stata anoressica. Si trattava solo di metabolismo e gente cattiva. E questo lo dedico soprattutto alle persone che mi hanno costretto in una prigione e a nascondere quello che sono, a nascondere quello che vivo. A nascondere che sono contattata, le abduction e tutto quello che ne comporta. Siete solo voi il problema. Quando ho capito di non darvi più retta nel dirmi che sono pazza, quando ho smesso di darvi importanza ho risolto tutta la mia vita.”

Come si è letto da questo mio stato su fb ho avuto un cambiamento anche a livello fisico negli anni. Questo perché appunto le persone scettiche tendono a denigrare chi ha vissuto esperienze come le mie. Le cose che ci si sente dire sono tante, ‘pazzo’ ‘schizofrenico’ ‘tossico drogato’ ‘egocentrico’ sono solo alcune dei molti termini usati al giorno d’oggi per definire un contattato. Io avevo 19 anni quando le mie esperienze sono iniziate e come tutti cercavo solamente di capire che cosa mi stesse succedendo, beh… Non ho ottenuto che insulti dagli scettici e poche spiegazioni da quelli che in Italia sono considerati grandi contattisti. Chi diceva che ero prescelta per la missione, chi che erano solo sogni ed esperienze astrali, chi che venivo presa per la mia energia e volevano rubarmi l’anima, e tanto altro. Qualcuno ci azzeccò, qualcun’altro ovviamente no. All’epoca già oscillavo di mio sui 37 kg di peso, sono molto bassa e non soffrivo di problemi alimentari, tant’é che invece mangiavo eccessivamente. Nel novembre 2016 mi misi con un ragazzo, un siciliano che chiamerò R. Con questo ragazzo ci fu molta complicità all’inizio, passione ed attrazione fisica. Non sapevo a cosa andavo incontro. Ci vedevamo una volta ogni due mesi per qualche settimana, ma a lui cominciò a non bastare. Nel giro di pochi mesi iniziarono i comportamenti spiacevoli e le scenate per qualsiasi cosa. Essendo una persona molto paranoica, gelosa e manipolatrice iniziò con le scenate ogni volta che uscivo per andare a lavoro, paranoie sul fatto che fossi altrove e non al lavoro, e gelosie mirate verso il mio migliore amico. Cercai di capirlo e di convincermi che questo comportamento era indotto dal fatto che mi amasse, d’altronde anche io sono molto gelosa ma non a questi livelli. Comunque.. Non mi dilungo nei dettagli ma dopo qualche tempo R. Fu coinvolto con me in un’esperienza di rapimento. Da quel giorno tra di noi si ruppe lentamente qualcosa che ci teneva uniti, non comunicavamo più e lui mi reputava troppo coinvolta da ciò che capitava e troppo propensa a parlarne rispetto a lui che preferiva mantenere il silenzio su tutto l’accaduto. Dopo poco tempo, non so ancora se consapevolmente o inconsapevolmente, iniziò a esercitare una sorta di controllo ossessivo su di me e su ciò che pensavo, travisava o fraintendeva quasi ogni mia frase e il rapporto divenne soffocante. Le discussioni duravano per ore tutti i giorni ed io perdevo peso ogni mese che passava. Una mattina ebbi un abduction spiacevole e dopo una sua provocazione ebbi la mia esplosione definitiva, gli misi le mani addosso. Lui mi lasciò e tornai a Bergamo. Distrutta dal suo controllo decisi di andare da una psicologa, già quando stavo con R. Erano iniziate frequenti crisi di panico e difficoltà a gestire la respirazione quindi presi appuntamento. La psicologa mi consigliò poi una psichiatra che potesse prescrivermi delle gocce rilassanti, e ogni mese avevo la seduta con questa psichiatra molto brava. Dopo un anno di sedute iniziai a stare meglio e uscire con un ragazzo, ma ero ancora legata emotivamente a R. Nel mio cuore, ed é proprio allora che R. Fece ritorno. Era all’estero, si scusò e mi chiese di andare a vivere insieme, mi presi un mese per pensare lucidamente e alla fine, anche se con l’ altro ragazzo si trattava di una relazione poco seria, rifiutai. Racconterò cosa é successo la notte di un giovedì… Fa ancora troppo male e ancora devo capirlo. Fui sopraffatta da una di quelle crisi di panico bestiali, quelle dove singhiozzi e non riesci più a riprendere fiato, i miei pensieri erano confusi ed annebbiati. Erano le due di notte. Avrei potuto contattare qualche amica e chattare un po’, ma Uscii e andai su un ponte, decisa a mettere fine alla mia sofferenza. I miei pensieri erano di una negatività mai provata, senza amore, senza amici nella vita reale, con un lavoro poco soddisfacente, ma soprattutto con tutto il peso delle mie esperienze da portare ogni mese, sebbene quasi tutte positive. Nessuno poteva davvero capirmi a parte le persone come me, e non mi bastava più. Mi sporsi sul ponte fissando l’acqua gelida che scorreva sulle pietre e ragionai a lungo se da quella scarsa altezza sarei morta oppure sarei finita su una sedia a rotelle, nella mia testa sentii una voce, una voce che mi disse solo poche parole ‘non é il momento, non è per questo che sei qui’ così scoppiai in lacrime e tornai a casa. Dissi a mia mamma di prenotare immediatamente la psichiatra il giorno dopo. Presi un sacco di gocce quella notte per dormire, sprofondai nel cuscino tra le mie lacrime e il fumo delle sigarette consumate dal nervoso, e mi addormentai. La mattina dopo la psichiatra stabilì che arrivata al punto di voler morire non c’era altra soluzione se non ricoverarmi in un centro. Chiesi di poterci andare il lunedì stesso e il sabato notte in macchina con degli amici ebbi un incidente, non guidavo io e per fortuna mi ferii solamente sopra un occhio.

Centro psichiatrico

Partimmo la mattina io mia mamma e mia sorella, ero molto agitata e mi sentivo un cadavere ambulante. Arrivate alla struttura mi venne un batticuore tremendo, da una parte non volevo metterci piede, dall’altra conservavo la speranza di poter ricevere aiuto. Un’infermiera molto bella mi accompagnò alla mia camera, condivisa con una ragazza borderline. Mi sdraiai sul letto guardai le cicatrici che le rigavano tutto il corpo e stetti muta, cercò di conversare ma non me la sentivo. Arrivò il primario e volle sapere che cosa mi affliggeva, così gli raccontai delle mie esperienze e fu molto gentile e simpatico. Mi portarono a fare delle visite, il mio peso era 33 kg. Chiesi una sigaretta prima di ingurgitare il bicchierino per dormire, e andai nell’area fumatori, in seguito mi misi comoda a letto col mio libro, ingurgitai la medicina, e dopodiché ho ben pochi ricordi da quel giorno in poi. Ricordo qualche persona, la solitudine che sentivo dentro, le visite di mamma, le ore passate a vegetare nel letto della stanza, le crisi di panico, le lunghe sedute in psichiatria dove si sforzavano di aiutarmi in qualche modo. Ma ricordo anche i pasti che erano buoni, le battute in sala fumatori su chi di noi fosse messo peggio e la compagna di stanza che ebbi dopo una settimana e mezzo. Con lei ho ricordi sfocati ma ci divertivamo a mangiare schifezze tra una medicina e l’altra e ci Piaceva molto confidarci e spettegolare sulla ragazza acida in stanza con noi, che non faceva che dormire e arrabbiarsi per qualsiasi cosa. I giorni però sembravano eterni, si andava a letto alle 22 e i cellulari andavano spenti a quell’orario, nelle ultime due settimane ricordo che leggevo molto e disegnavo… Amo disegnare. Gli psichiatri che mi avevano in cura mi adoravano tutti, li facevo ridere con le mie battute, eppure non capivano perché nemmeno con le medicine io avessi queste esperienze. Alla fine ridendo un giorno al primario dissi ‘allora quando mi fai uscire da questa prigione, io sono pronta!’ mi disse ‘non ti posso mica costringere qui se sei pronta dammi una settimana e sei libera, stai molto meglio e qui ti annoi troppo’ e così fu.

Quando uscii e tornai a casa, la mia stanza è le mie montagne mi sembravano la cosa più bella del mondo, ma sapevo di non essere guarita perché il mio cuore palpitava spesso in preda all’ inquietudine. Per qualche mese stetti sul mio divano a guardare la TV, senza nemmeno chattare o entrare nei social. Iniziai in seguito a uscire qualche volta con mia mamma e le sue amiche.. e farmi qualche risata notavo che mi faceva molto bene. In quei mesi presi ben 20 kg, e in seguito arrivò il mio paradiso. La mia salvezza. Il ragazzo che mi ha guarita con la sua sola presenza, ma questo é un altro capitolo, e di noi non parlerò… Poiché l’amore che provo per lui é talmente grande che lo conservo solo per me. E poiché devo proteggere lui e la sua privacy. Vi basti sapere miei cari, che é il dono più grande e prezioso che mi sia capitato, e ringrazio ogni giorno passato con lui, che mi ha Ascoltata, consolata e soprattutto rallegrata nei miei giorni peggiori. Se mai tu leggerai, persona timida e tutta strana, mio dolce angelo… Grazie. 😊

Lui mi fa sentire bene. Mi fa venire voglia di cantare a squarciagola ogni canzone che passa alla radio, mi fa venire voglia di ballare e di ridere. Mi fa sentire viva. E non voglio più smettere di sentirmi così.Lui mi fa sentire bene. Mi fa venire voglia di cantare a squarciagola ogni canzone che passa alla radio, mi fa venire voglia di ballare e di ridere. Mi fa sentire viva. E non voglio più smettere di sentirmi così.

È verissimo quando si dice che la propria felicità non deve dipendere dagli altri. Ma io penso una cosa, che quando si combatte con tutti noi stessi per qualcosa, certe cose non vanno sempre come vorremmo noi, anzi in realtà quasi mai. E quando si rimane delusi è comunque bellissimo avere una persona accanto sempre lì per noi, un migliore amico, o un fratello, un fidanzato, magari un marito o anche un genitore…qualcuno con cui potersi sfogare senza maschere che ti ascolti pazientemente e ti dica ”ehi tu, non ti buttare giù non è successo nulla di grave, sono cose che capitano sai. Vai avanti, continua per la tua strada, trova un’ altra soluzione per continuare a combattere, perchè c’è sempre una soluzione” delle parole, dette col cuore, che spronano a rialzarci più forti, consolano, confortano e cicatrizzano le ferite che ci portiamo da tanto tempo….e ci fanno dire ”grazie a dio, grazie a dio che esiste questa persona al mio fianco”. Una persona che fa capire che non importa chi ha commesso errori o perché, stare lì a intristirsi o continuare a pensare a queste situazioni non ha senso, perché tutti sbagliano in qualche modo e se accade qualcosa di negativo è una situazione che si è creata per metterci alla prova, comprendere e imparare. E quando alla fine della conversazione con questa persona avremo un sorriso stampato in faccia potremo dire, ”ehi, ma è fantastico! un angelo custode ce l’ ho anche io!” e allora tutto il resto non ti importa più, nessuno ti potrà togliere quel sorriso.